News
  • 7 plug in di Mozilla da Installare al volo!
    Di Daniela Zepponi
    |
    Pubblicato il 18 Settembre 2020
    Mozilla Firefox è un browser che può essere arricchito e personalizzato con tanti plugin utili e interessanti. Qui ve ne presentiamo 7: si tratta di funzioni aggiuntive utili nel tempo libero o per il lavoro. 1.EVERNOTE  Evernote è probabilmente il più famoso servizio al mondo tra quelli dedicati agli appunti personali. Questa estensione permette di salvare contenuti tra le proprie note direttamente dal browser con un passaggio molto semplice, che si tratti di articoli, pagine complete o altro. Questa estensione può anche prendere schermate, generare PDF ed etichettare i contenuti.  2.SOCIAL FIXER Chi usa molto Facebook troverà Social Fixer molto interessante. Noto in passato con il nome di Better Facebook, aggiunge molte funzioni e variazioni estetiche, come la navigazione a schede, il tracciamento di chi ci rimuove dai contatti e altro.  3.NOSQUANT Perché farsi venire l'emicrania cercando di leggere caratteri troppo piccoli o con colori assurdi. Se vi capita spesso di trovarvi in certe condizioni vale la pena di sperimentare NoSquant. Quest'estensione ci permette di scavalcare le impostazioni predefinite del testo nelle pagine web e gestire lo zoom come preferiamo anche se chi ha fatto il sito non l'ha previsto. Le impostazioni per ogni sito restano memorizzate.  4.STYLISH Stylish è un'estensione indirizzata agli esperti del design web e permette di applicare, rimuovere e gestire gli stili personalizzati (CSS o Cascading Style Sheet). Questa estensione ha anche un sito su cui si trovano molti stili pronti all'uso, usersyles.org. 5.VIDEO DOWNLOAD HELPER Video Download Helper, come il nome fa intuire, serve per scaricare video da YouTube e simili. Può anche rinominare i file scaricati in modo automatico, oppure convertirli in formati diversi che possiamo preferire, ad esempio, per tablet o altri dispositivi.  6.DIIGO Diigo è uno strumento piuttosto popolare per appuntarsi preferiti, annotarli e condividerli con altri. È una sorta di strumento sociale per la condivisione di link: l'estensione ci permette di averlo sempre a portata di click, per salvare intere pagine, evidenziare frammenti di pagina, aggiungere note e tanto altro. 7.XMARKS Capita di trovarsi a usare diversi computer, e di usare Firefox su una varietà di macchine differenti ogni giorno. Il problema di questi spostamenti è avere set di segnalibri differenti su ogni macchina, o trovare fonti utili per lavorare ma essere sul computer di casa. Esistono alcuni add-on per la sincronizzazione dei segnalibri, ma Xmarks è il più completo. 7.CLICK&CLEAN Click&Clean è un'estensione utile per garantire la privacy, che permette la cancellazione dei dati di navigazione dal computer in utilizzo. Quali sono invece i vostri plug in preferiti?
  • Sito lento? Velocizzalo seguendo questi 8 passi!
    Di Daniela Zepponi
    |
    Pubblicato il 08 Settembre 2020
      Google PageSpeed Insights è lo strumento che vi permette di testare aumentare la velocità di un sito web.  Ma cos’è e come funziona?   Google Speed Test: cos’è e come funziona il PageSpeed Insights?   Per iniziare basta inserire l’indirizzo del sito e cliccare su “Analizza”; in breve tempo si ottiene un report molto dettagliato con dei consigli per aumentare la velocità.   I parametri su cui Google PageSpeed Insights si basa sono due: 1 – Above the fold: è il tempo caricamento necessario affinché il contenuto della prima metà della pagina appare dopo la richiesta dell’utente. 2 – Tempo a pieno carico della pagina: è il tempo necessario per il browser a visualizzare completamente la pagina web dopo la richiesta dell’utente.   La votazione varia da 0 a 100.   Ma come si può aumentare la velocità di un sito? Ecco alcuni consigli utili.   1.Compressione: GZip permette di ridurre il peso della pagina addirittura fino al 90%, soprattutto in ottica mobile.   2.Redirect: per ogni reindirizzamento il rendering della pagina si blocca perdendo preziosi millisecondi. Evitateli, progettando le pagine in ottica responsive per i differenti dispositivi.   3. Contenuti Above-the-fold, la priorità   Il tempo di caricamento delle pagine si basa sia sulla velocità effettiva sia sulla velocità percepita. Per aumentare la velocità percepita è importante dare rilevanza ai contenuti above-the-fold , ovvero quelli nella prima metà dello schermo e ritenuti importanti per gli utenti perché visualizzati per primi.   4.Minimizzare HTML, CSS e JavaScript   Bisogna rimuovere i dati ridondanti e non necessari dal codice di una pagina. Ovviamente la rimozione dei dati nell’HTML, nei CSS e nei Javascript non portano a malfunzionamenti della pagina, tutto resto invariato a livello visivo / funzionale.   5.Server: il tempo di risposta di un server, secondo il Google Speed Test, dipende da una serie di fattori: richieste del database, percorso lento, framework utilizzato, librerie, risorse della CPU e delle memoria. Morale della favola: è importante investire in un web host di qualità.   6.Render-blocking JavaScript: se vi capita di leggere in Google Speed Test la frase “elimina il render-blocking JavaScript”, significa che qualche riga di codice sta mettendo in pausa il caricamento di una parte di pagina, e molto probabilmente il problema sono gli script di terze parti.   7.Cache del browser:  Google Speed Test consiglia una strategia di caching che duri minimo 1 settimana, mentre per gli elementi che subiscono poche o nessuna variazione è preferibile 1 anno.   8.Ottimizzazione delle immagini: utilizzate il JPG quando potete, è un formato compresso ed è meno pesante rispetto al PNG che però mantiene le trasparenze.   Conclusioni   Fornire una migliore esperienza utente, e una maggiore velocità del sito, permetterà di aumentare il tuo traffico e di conseguenza le conversioni. Non dimenticatelo!  
  • Notebook? Sì grazie!
    Di Daniela Zepponi
    |
    Pubblicato il 26 Agosto 2020
    Nel periodo covid-19 ci siamo trovati tutti improvvisamente a lasciare gli uffici e cercare di organizzare una postazione in smart-working da casa. Eravamo tutti pronti? No: la strumentazione non era perfetta per tutti: perché senza un notebook che ci permetteva di andare a cercare la stanza più silenziosa di casa mentre i figli giocano alla guerra. Ma perché preferire il notebook al fisso? Ecco qualche idea Nomadi digitali Ormai lo siamo un po’ tutti, nomadi digitali: quindi è il caso di avere la strumentazione giusta. Potete lavorare da un tavolo o da una scrivania e visto che tanto organizzerete una connessione wireless, potrete davvero navigare da ogni angolo di casa. E non dimentichiamo la didattica a distanza: più studenti in casa che fanno lezione, più notebook necessari per garantire ad ognuno il proprio angolo di studio. Ottimi display Le dimensioni e la qualità dei display dei notebook sono migliorate così tanto che c’è poca differenza tra laptop e desktop di un computer. Ad esempio, è possibile ottenere dei notebook con un widescreen LCD da 13,3 pollici (1280 x 800 pixel), un widescreen LCD da 15,4 “(1440 x 900 pixel) o uno schermo widescreen da 17 pollici (1680 x 1050 pixel). Puoi trovare davvero dei notebook eccezionali che offrono una qualità eccelsa. Poco peso Solo pochi anni fa, anche il notebook più leggero pesava tantissimo. Oggi, però, hai la possibilità di scegliere dei notebook davvero molto leggeri.  Maggiore potenza Fino a qualche anno fa i notebook avevano una RAM limitata, lo spazio limitato sul disco rigido e la batteria era di breve durata. Tuttavia, i tempi sono cambiati ed i portatili ora hanno più potenza da offrire rispetto ai loro parenti desktop. Allo stesso modo, le batterie nei notebook di oggi non si riscaldano e sono notevolmente migliorate rispetto a qualche anno fa: e i vostri notebook potranno far girare anche programmi davvero importanti. Allora, che ne pensate? Il vostro prossimo acquisto potrebbe essere un notebook? Vi aspettiamo da Sistema 3 per consigliarvi quello perfetto per voi!
  • Mark all’attacco di Tik Tok: e su Instagram arriva Instagram Reels
    Di Daniela Zepponi
    |
    Pubblicato il 13 Agosto 2020
    Instagram Reels è il nuovo strumento del social visuale per creare e scoprire video brevi, di massimo 15 secondi, con effetti e musica.  Come funziona Instagram Reels  Creare i video è davvero semplice: cliccate sulle storie e aprite la nuova sezione reel. Poi potete aggiungere: Audio: cercate una canzone dalla libreria musicale di Instagram. Potete anche utilizzare un vostro audio originale. Effetti di Realtà Aumentata: selezionatene uno dei tanti effetti dalla libreria.Cronometro e conto alla rovescia: impostate il timer per registrare le clip a mani libere. Una volta premuto il tasto registra, apparirà un conto alla rovescia 3-2-1, che segnalerà l'inizio effettivo della registrazione per il tempo selezionato.Allinea: è possibile allineare i soggetti dal video precedente prima di registrare quello successivo, questo permette di effettuare transizioni fluide, utili ad esempio per il cambio di abbigliamento o l'aggiunta di nuovi amici nel reel.Velocità: potete scegliere di accelerare o rallentare una parte del video o dell'audio selezionati, per tenere il ritmo o fare video a rallentatore. Per registrare il primo clip, basta cliccare e tenere premuto il pulsante di registrazione.  Chi può vedere i vostri video Le opzioni cambiano, in base al fatto che voi abbiate un profilo pubblico o privato. Profilo Pubblico: poete condividere il reel in un apposito spazio all'interno di Esplora, dove avrete la possibilità di essere visto e scoperto dalla grande community di Instagram. Profilo Privato: Reels segue le vostre impostazioni di privacy di Instagram. Potete condividere sul Feed in modo che solo i  follower possano vedere il vostro reel. Sia che abbiate un account pubblico o uno privato, potrete condividere i tuoi reel nelle Storie, con i tuoi amici più stretti o in un messaggio diretto. Se fate così, il vostro reel si comporterà come una normale Storia: non sarà condiviso su Reels in Esplora, non apparirà sul tuo profilo e scomparirà dopo 24 ore.  
  • Timing di invio e pressure: quando contano nell'email marketing?
    Di Daniela Zepponi
    |
    Pubblicato il 06 Agosto 2020
      Abbiamo parlato più volte di email marketing, ma non abbiamo mai affrontato la tematica relativa alla tempistica: quanto incide il mese o l’ora di invio sul tasso di apertura? E quanto il numero di invii può stimolare l’apertura oppure far disiscrivere le persone?   Timing di invio   In vari studi viene evidenziato come in alcuni mesi i tassi di apertura sono decisamente ridotti, mentre in altri è decisamente più alta. Le aperture presentano un calo negli ultimi mesi dell’anno, in coincidenza dell’aumento dei volumi di invio: le aperture sono invece maggiori dove i volumi sono più contenuti. Prendendo in considerazione le differenti audience (B2B, B2C, Misto), notiamo che i volumi sono distribuiti in maniera simile.   Gli studi hanno analizzato anche volumi e aperture delle email nei sette giorni della settimana e nelle 24 ore giornaliere. Considerando gli invii complessivi emerge che l’attività sia più intensa nelle ore della mattina, per poi calare fino all’ora di pranzo e rimanere stabile fino alle 19.  Guardando le variazioni nell’arco della settimana, si nota che gli invii si concentrano per lo più nei giorni feriali, mostrando un calo molto marcato nel weekend.   Quanta pressione subiscono i destinatari?   Ma come rispondono i destinatari alla pressione delle email, ovvero al numero di messaggi che un destinatario riceve in un determinato periodo? Considerando unicamente i destinatari che hanno aperto le email, un incremento della pressure impatta positivamente sul tasso di aperture totali, se invece consideriamo tutti i destinatari – anche coloro che non hanno aperto le email – scopriamo che una maggiore pressione impatta negativamente sul tasso di apertura.   Se ne deduce quindi che una maggiore pressione esercitata sul destinatario da parte dell’azienda produce un maggior numero di interazioni complessive con l’email e, al tempo stesso, un decremento del numero di lettori della singola email.   Molto interessante è la valutazione del grado di incidenza della pressure sul tasso di disiscrizioni volontarie. I dati rivelano che i destinatari su cui si esercita una maggiore pressione (settimanale) sono più propensi a disiscriversi.   Una dinamica che però non deve allarmare, dal momento che un certo tasso di disiscrizione è fisiologico in ogni database aziendale; al contrario, una pressure debole – mensile o oltre il mese – mette sì al riparo da un consistente tasso di disiscrizione, ma avvicina il rischio di un mancato coinvolgimento dell’audience nella comunicazione.  
  • Smartworking e mobilità elettrica: manteniamo le conquiste fatte!
    Di Daniela Zepponi
    |
    Pubblicato il 31 Luglio 2020
    Quello che abbiamo vissuto ( e che in alcuni paesi del mondo continuano a vivere) con la pandemia, è stato del tutto eccezionale: e per ripartire servono misure eccezionali. L’unico a stare meglio nei mesi passati è stato il nostro Pianeta. E quindi come conciliare al momento un nuovo sviluppo con la tutela della Terra? Sicuramente prestando attenzione a tante cose, grandi e piccole che possono trasformare il nostro stile di vita, farci stare meglio e al tempo stesso rispettare l’ambiente.  E i due protagonisti dei concetti appena espressi non possono che essere la mobilità elettrica e lo smart working. Più biciclette (magari elettriche) La bici è il mezzo che permette il migliore distanziamento: per cui è ora il momento di realizzare percorsi ciclabili temporanei (con segnaletica orizzontale e verticale) lungo gli assi prioritari e le tratte più frequentate, riservando lo spazio per poi dotarli di protezioni e passaggi esclusivi mirando a trasformarli nei mesi successivi in vere ciclabili.   Più sharing mobility Le più efficienti alternative all'auto privata in città, per chi non vorrà prendere i mezzi pubblici, dovranno diventare tutti i mezzi in sharing: auto (meglio elettriche), bici, ebike, scooter elettrici e monopattini. Più smart working Bisogna spingere sul lavoro agile per riorganizzare il lavoro dell'amministrazione pubblica ma anche di quella privata. Chi può deve lavorare da casa sua, diminuendo i contatti e migliorando la situazione globale. Serviranno risorse, ma soprattutto idee nuove e andrà coinvolto il governo, ma esistono tutte le possibilità per premiare con vantaggi fiscali sia le aziende che i lavoratori che decideranno di puntare su soluzioni innovative di smart working e mobility management di comunità. E proprio sul tema della mobilità elettrica presto vi racconteremo una bellissima novità: restate connessi!