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  • Come ottenere lead di qualità per le vendite dalle tue campagne di marketing
    Di Daniela Zepponi
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    Pubblicato il 12 Settembre 2019
     Come i possessori di un sito web ben sapranno, per ottimizzare i risultati delle vendite online è necessario che il nostro settore marketing sia a conoscenza dei dati raccolti dal nostro portale circa le azioni dei potenziali clienti su di esso, e che la raccolta di questi dati avvenga in funzione di strutturare delle campagne di marketing mirate per ottenere lead di vendita di buona qualità. Vediamo quali possano essere gli strumenti e i tool più utili in questo senso, e come utilizzarli. Tool per ottenere lead   Uno degli strumenti più conosciuti a tal proposito si chiama Leadfeeder e permette di ottenere lead di qualità integrandolo ad alcuni dei tool già presenti in rete. Uno su tutti è AdWords che, una volta integrato a Leadfeeder, ci permetterà di conoscere il rendimento delle nostre campagne di marketing, misurando le percentuali di click da parte degli utenti e il loro volume. Conoscere le azioni svolte dai visitatori del nostro portale online (sia che acquistino oppure no) ci permetterà di venire a conoscenza di tutti quegli aspetti che dovrebbero essere ottimizzati per migliorare le vendite, le visite o la permanenza sul nostro sito. Altro strumento molto utile che può essere integrato con Leadfeeder è MailChimp, il quale fornisce importanti informazioni su ciò che gli utenti sono soliti fare dopo visualizzato le nostre campagne via email (newsletter). Anche i social se utilizzati nella maniera giusta possono rivelarsi un valido strumento per accaparrarsi clienti e ottimizzare le vendite. Sempre grazie a Leadfeeder è possibile utilizzare LinkedIn Analytics in modo da conoscere le azioni dei potenziali clienti sulle nostre campagne o sulle sponsorizzazioni via Linkedin. Come per gli altri casi anche qui Leadfeeder si dimostra uno strumento estremamente utile e personalizzabile, in grado di conoscere i dettagli su ciò che l’utente medio è solito compiere sulle nostre piattaforme e, in questo modo, strutturare le nostre campagne marketing in modo da ottenere lead di qualità.  
  • Page speed di google: cos'è e a cosa serve
    Di Daniela Zepponi
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    Pubblicato il 04 Settembre 2019
    Dopo aver messo in piedi un sito web e averlo ottimizzato perché sia fruibile nella maniera migliore, è buona prassi fare un test lato utente, e verificare che tutto quello che si possa fare attraverso il sito (compreso navigarlo) sia accessibile e di facile fruizione. Oggi uno strumento imprescindibile che tutti gli addetti ai lavori conoscono è Page Speed, un tool fornito dal motore di ricerca Google per verificare che le performance di navigazione della nostra pagina web siano efficaci. Page Speed in poche parole Si chiama Page Speed Insight (PSI) ed è un tool estremamente utile per coloro che vogliano avere degli elementi validi per giudicare velocità e performance del proprio sito. Chiaramente queste qualità devono essere praticabili da qualsiasi utente vi navighi dentro, ma chi può dare un giudizio più obiettivo se non Google stesso? Tra i vari tool e accessori messi a disposizione dal famoso motore di ricerca, Page Speed è sicuramente quello che farà al caso nostro in caso di necessità di questo tipo. Page Speed infatti non solo offre una valutazione sul rendimento e la velocità della pagina, ma anche su quelle che possono essere le migliorie da apportare per far sì che sia più performante. Si tratta di uno strumento utile a tutti gli sviluppatori, che potranno utilizzarlo per fare verifiche e migliorie nella fase finale d’implementazione del proprio portale online. Come per tutti i tool e i plug in messi a disposizione da famoso motore di ricerca, bisogna ricordare però che essi possono rappresentare un valido aiuto a migliorare, ma non sono lo scopo ultimo del nostro lavoro su un sito web e pertanto, se i risultati sono comunque ottimali, potremmo sicuramente fare a meno di Page Speed o prendere in considerazione solo alcuni dei suoi suggerimenti
  • Articoli pillar del blog: cosa sono e perché sono importanti?
    Di Daniela Zepponi
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    Pubblicato il 21 Agosto 2019
    Gli articoli pillar o pillar article sono quei testi che hanno lo scopo di insegnare qualcosa agli utenti. Spesso si presentano sotto forma di veri e propri tutorial ma non è necessario che siano strutturati in quel modo. La loro importanza è decisiva per molti blog, in quanto essi sono in grado di portare traffico anche dopo molti mesi, addirittura anni. Per capire il motivo e quali sono i vantaggi di avere degli articoli pillar, cerchiamo di delineare meglio di cosa si tratta. Cosa sono Gli articoli pillar sviluppano dei contenuti il cui argomento è generalmente non specifico dal punto di vista temporale. In pratica, gli articoli pillar risultano sempre validi, in quanto non sono legati ad un argomento che sia connesso con il fattore temporale. Si tratta quindi di testi evergreen. Per questo motivo, essi sono in grado di attirare sempre pubblico. Inoltre, l’argomento risulta sviluppato in maniera esaustiva, con un testo che risulta minimo di 500 parole. Perché sono importanti I contenuti veicolati nei pillar article offrono un valore notevole agli utenti, i quali quindi ne traggono beneficio apprendendo informazioni, seguendo esempi e consigli. In questo modo, di rimando, il blog stesso ne acquista in autorevolezza e tende ad essere visitato di nuovo. Inoltre, spesso tali articoli sono linkati da altri blog e siti, quindi ricevono anche traffico esterno. La struttura all’interno della quale gli articoli pillar sono collocati è a pilastro, essi creano una piramide con altri testi, permettendo la visita degli articoli di approfondimento e aumentando la permanenza all’interno dello stesso blog. In tal modo poi, l’azienda risulta ai primi posti di google, aumenta il traffico e gli articoli sono collocati tra i primi risultati della SERP. La qualità deve essere massimo, in questo modo sarà ripagata dagli utenti.
  • Stranger Things: le tre migliori campagne social dei brand
    Di Daniela Zepponi
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    Pubblicato il 09 Agosto 2019
    La nuova stagione di Stranger Things ha creato un vero e proprio fenomeno di vintage marketing. Numerosi brand hanno sfruttato l’ambientazione anni ’80 della notissima serie Netflix, al fine di andare a toccare le corde nostalgiche dei clienti, per rievocare le emozioni adolescenziali o infantili dei consumatori che potessero ricordare momenti felici. Un vero successo. L’esempio di Burger King ed altri Burger King ha creato Whopper Upside Down, in limited edition, un panino ispirato alla serie Stranger Things. Si tratta di un hamburger con i soliti ingredienti ma presentato sottosopra, in pratica capovolto, con tanto di packaging anni ’80 in cui viene spiegato il perché della presentazione rovesciata degli ingredienti. Inoltre, Burger King ha lanciato su twitter l’account Stranger King, proprio dedicato all’insolito panino. Un altro esempio è dato da Greenpeace per la campagna di sensibilizzazione #Plasticfree. La grafica è impattante proprio sfruttando l’iconografia sottosopra della serie. Anche l’azienda Skipper posiziona sui social i proprio prodotti sottosopra graficamente, così pure la Durex sfrutta sempre visivamente l’idea di cosa ci sia sopra e cosa sotto. Addirittura Feltrinelli ha rovesciato il libro da cui è ispirata la serie. L’importanza del vintage marketing Un vero e proprio boom dunque, che ha coinvolto le aziende più disparate e i brand più diversi in un’unica grande campagna di vintage marketing. L’importanza è data dal fatto che il concetto fosse già conosciuto dal pubblico, condiviso e riconoscibile, si è trattato di declinarlo in base al proprio prodotto ma senza inventare nulla di nuovo da zero. Una caratteristica importante senza precedenti, in quanto è bastato utilizzare un concept che già era presente nell’immaginario del mercato. Il dispendio economico quindi per questa campagna di marketing è stato molto limitato ma con risultati sorprendenti ed efficaci.
  • Whatsapp business: come si usa
    Di Daniela Zepponi
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    Pubblicato il 08 Agosto 2019
    WhatsApp è un software di messaggistica istantanea che ha rivoluzionato la modalità di comunicazione tra gli utenti.  Con circa 1,5 milioni di utenti attivi al mese e 60 miliardi di messaggi scambiati al giorno, WhatsApp da almeno un anno ha rilasciato anche la versione Business, la quale non poteva più mancare.   Com’è la versione Business di WhatsApp   Con WhatsApp Business, le aziende hanno la possibilità di interagire direttamente ed in maniera istantanea con le aziende. Il cliente da parte sua risponde con la versione standard. Entrambe le versioni si mantengono gratis e l’azienda ha la possibilità di creare un profilo specifico, che possa fornire ai clienti informazioni aggiuntive di contatto, come il telefono, la mail, l’indirizzo web dell’attività. WhatsApp Business inoltre fornisce l’azienda di statiche sulla messaggistica inviata, ricevuta e letta, in questo modo si ha l’opportunità di studiare nuove strategie di marketing e di comunicazione, in base ai risultati monitorati.     Quali sono i vantaggi Innanzitutto si tratta di una applicazione gratuita. Inoltre occorre avere un account e verificarlo, questo offre la possibilità di interagire con un utente certificato, cosa che i potenziali clienti preferiscono. Si è anche studiato quanto gli utenti preferiscano un tipo di comunicazione diretta privata, piuttosto che pubblica e questo fidelizza e offre fiducia al brand che si relaziona in tale modalità. L’idea che ne deriva, agli occhi dei clienti, è che si tratti di un’azienda che offra maggiore affidabilità e genuinità, in quanto all’interno dei suoi messaggi non sono presenti neanche inserzioni pubblicitarie. E’ possibile poi impostare una sorta di reception virtuale, con messaggi di benvenuto e comunicazioni varie da inviare anche in automatico. Il numero dei clienti che fa uso della versione standard è talmente elevato che si tratta comunque di un punto di forza indiscutibile.  
  • Face-App e le altre: se qualcosa è gratis, il prezzo siamo noi
    Di Daniela Zepponi
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    Pubblicato il 02 Agosto 2019
    Negli ultimi giorni è sufficiente fare un giro in qualsiasi social network esistente per imbattersi in foto di individui invecchiati o ringiovaniti, ma soprattutto invecchiati: a chi si sta chiedendo cosa ci sia alla base di questo fenomeno, basti sapere che nessuna macchina del tempo è stata inventata, ma una semplice applicazione sì, disponibile gratuitamente per iOS e Android: il suo nome è FaceApp.  Cos’è e come funziona FaceApp?  L’app in questione non è di nuovissima uscita ma è comunque relativamente recente: è stata lanciata a gennaio del 2017 e, servendosi di un’intelligenza artificiale, consente di elaborare e applicare effetti particolari alle foto che si decide di modificare, precisamente ai volti: non solo è in grado di restituire un’immagine spaventosamente realistica di come presumibilmente invecchieremo (l’effetto che più sta spopolando nell’ultimo periodo), ma permette anche di cambiare espressione, sesso, taglio e colore dei capelli. FaceApp può essere scaricata gratuitamente, anche se quasi tutti gli effetti proposti sono a pagamento tranne quello dell’età (è possibile anche ringiovanire i volti) e pochissimi altri. Per poterli utilizzare tutti è dunque necessario sottoscrivere un abbonamento di 3,99 euro mensili oppure 19,99 annuali. Chi ha intenzione di usarla per sempre, deve invece pagare 43,99 euro. Tuttavia, se si intende semplicemente soddisfare la curiosità di vedere come potrebbe essere il proprio volto tra trent’anni, nessun costo è previsto.  FaceApp: i dubbi sulla privacy  Molto divertente, certo, ma anche FaceApp e altre applicazioni simili, come tutte le cose, ha i suoi lati negativi. L’allarme riguarda la privacy e l’utilizzo che l’app, gestita da una società russa, farebbe delle foto inserite e dei nostri dati. Dove andranno a finire? La policy sul trattamento dei dati (da molti accettata senza neanche averla letta) non sembra in linea con la GDPR europea. Si sa, quando ci si muove in rete con i propri dispositivi si lascia sempre una traccia. E tutto ciò porta a una naturale riflessione: se qualcosa è gratis, il prezzo siamo noi.